26 Novembre, 2008

Intanto questa è una foto bellissima. Almeno per due motivi: il primo ovviamente per il gesto atletico e per quello che ha fruttato, il secondo per l’immagine in sè. Detto questo vi propongo una serie di riflessioni “numeriche”, come per altro accade spesso in queste pagine. Il 6 febbraio scorso scrivevo nell’articolo “Toro corsaro finalmente…”, che il gol a Reggio Calabria [il primo della scorsa stagione di R.S.] avrebbe potuto aprire scenari impreventivabili fino solo ad una manciata di giorni prima. Questi “scenari” che ipotizzavo si sono verificati per ciò che concerne l’importanza di Roberto nell’economia della squadra e non purtoppo in termini meramente numerici. Stellone nel girone di ritorno dello scorso campionato è stato importantissimo per la salvezza del Toro. Dopo il gol in trasferta alla Reggina, ha segnato una splendida doppietta al Parma, ma a quota 3 si è fermato. Però ad esempio contro il Napoli, ricordo uno splendido assist a DDM per il gol del 2 a 1, episodio ben rappresentativo dell’importanza di R.S. a cui accennavo poco sopra. Non mi addentro ora nello specifico dei vari episodi, certo è che però Stellone rappresenta un’anomalia che mi piacerebbe si normalizzasse: pochi, ma bellisssimi ammettiamolo, gol, ma tanta tanta sostanza condita da zero polemiche e zero parole a vanvera. La normalizzazione dell’anomalia-Stellone va da sè che si concretizzerebbe con una maggiore propensione alla concretezza sotto porta; voglio essere fiducioso e quindi voglio credere che i numeri di Roberto possano nettamente migliorare in questa sua ultima stagione al Toro. Il contratto scade a giugno, mamma come desidero che BIGSTAR “costringa” Cairo a rinnovarglielo a suon di reti…Per ora i numeri della sua storia granata sono questi:
- st. 2005-2006 - B - 31 presenze - 7 reti
- st. 2006-2007 - A - 32 presenze - 4 reti
- st. 2006-2007 - A - 21 presenze - 3 reti
- st. 2006-2007 - A - 06 presenze - 2 reti
- per un TOTALE di 90 presenze - 16 reti
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11 Maggio, 2008
Diciamo la verità: ci sentiamo leggiadri e sereni finalmente. Il Toro è salvo matematicamente con una giornata d’anticipo e per quanto mi riguarda spero domenica prossima di contribuire a mandare la Fiorentina in Champions e il Milan no. Detto questo, vi racconto il mio secondo tempo di Livorno - Torino da psicodramma: guardavo la partita a casa mia tranquillo e sereno protetto dalle mie mura domestiche. Prima del fischio d’inizio mi assicuro che la funzionalità di aggiornamento dei risultati dagli altri campi del digitale fosse attiva, in modo che potessi sapere tutto quello che succedeva in giro per gli stadi d’Italia. Prima notizia ferale, il Parma in vantaggio a Firenze. Mi dico: “…qui butta male, se la piega della giornata è questa…” e vai di pessimismo. Decido di concentrarmi solo sull’ Armando Picchi e finalmente sul finire del tempo, il piccolo grande uomo la caccia dentro. Andiamo, andiamo, andiamo, bruttissimi ma concreti, bene così e sticazzi il bel calcio.
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13 Aprile, 2008
Questa volta scrivo di getto, a caldo, non aspetto di metabolizzare l’ennesimo pomeriggio di sofferenza e umiliazione. Quasi sempre quest’anno ho atteso un paio di giorni prima di condividere le mie impressioni con i corraggiosi e commoventi fratelli granata. Oggi no. Lo so, lo so, oggi e domani si vota, il paese ha problemi più grossi, c’è di nuovo un cavaliere nano che bussa alla porta chiedendo agli italiani di credere alle sue stronzate e purtroppo mezza Italia da 15 anni lo fa passivamente e vergognosamente. Lo so che in Tibet ogni istante che passa, un qualsiasi diritto fondamentale dell’uomo se ne va a puttane e l’Occidente fa finta di interessarsi alla cosa minacciando di boiccotare le Olimpiadi e poi ogni istante che passa continua a fare affari con chi nega questi diritti. Lo so che tante cose non vanno, molto ma molto più importanti delle lacrime che ho trattenuto questo pomeriggio, per non sorbirmi anche l’umiliazione di essere sgridato a 33 anni perchè piango per il mio Toro. Ma mi sanguina il cuore. Affrontare la vita è già complicato di per sè, confrontarsi ogni giorno per noi comuni mortali con i nostri desideri umiliati dalla depressione economica che ci investe e che non ci permette neppure di programmare uno straccio di vacanze perchè i soldi, c’è poco da fare, sono contati. E’ umiliante, è deprimente. Lavori come un disperato, t’impegni allo spasimo, ci metti l’anima in quello che fai, e poi? E poi quello che hai in tasca non ti basta mai. Il colmo tra l’altro è che chi vive queste difficoltà ha anche il coraggio di votare un essere che dichiara che l’attesa del responso elettorale la vivrà andando a fare acquisti in gioielleria e che l’unica cosa che ha mantenuto del contratto firmato in televisione da uno dei suoi tanti schiavetti, è stata abolire la tassa di successione…ma come si fa? Per carità, potrei sconfortarmi anche per alcune scelte del costituendo nuovo partito del futuro di questo paese, ma io credo che quantomeno alcune persone siano meglio di altre, semplicemente meglio, più dignitose e delle quali non mi vergogno e dalle quali non vengo continuamente offeso. Tentate di capirmi: quando il quadro nel quale tuo malgrado sei dipinto ha solo tinte fosche, un po’ come un romanzo di Dickens (provate a leggere alcuni passi de “Il nostro comune amico” del vecchio Charles e capirete), metabolizzare 5 sconfitte in 6 gare diventa una scalata impossibile. Io sto così, come uno che non ne può più di sobbarcarsi anche il peso dell’inettitudine e della pochezza morale di 11 cialtroni. Perchè il lunedì poi le risatine sarcastiche del gobbo di turno sul lavoro, i classici commenti al bar, lo schifo di rileggere le già pessime ricostruzioni giornalistiche degli scempi ai quali hai assistito, e potrei andare avanti con gli esempi per ore, te li sorbisci tu e solo tu porca di quella miseria ladra. Basta. Io amo il Toro sconfinatamente.
Vado a buttare giù un boccone. A più tardi
Il boccone è stato più lungo del previsto. Per certi versi anche abbastanza indigesto. Ma sono ancora qui. Mi dispiace non essere andato avanti a scrivere la sera stessa della trasferta di Genova. Mi dispiace perchè ora riprovare a descrivervi il vuoto di quella sera è ancora più difficile. Intanto un po’ di cose sono successe: elezioni DISASTROSE, addio Walter Alfredo Amato Lenin Novellino, Ribenvenuto GDB, un’altra sconfitta con l’Inter anche se più decorosa…Il dramma è che inizio a rendermi conto che le espressioni di me all’infuori di me stesso sono incagliate fra lo scoglio del fallimento totale e le secche del disastro. Eppure non mi sbaglio, lo sento che non mi sbaglio. Quando domenica sera alla fine del posticipo, la squadra si è rivolta verso la Maratona, ho osservato gli sguardi, le reazioni intorno a me, ebbene: la gente ci credeva, applaudiva, urlava, esortava a non mollare, addirittura qualcuno ringraziava. Ma vi rendete conto? In quel momento tutti sapevano in cuor loro che se quella stessa squadra avesse giocato con lo stesso spirito anche solo un paio delle partite perse fino ad ora, il Toro no sarebbe nella situazione di fare i conti della serva ogni istante da qui alla fine del campionato. Il Toro sopra tutto o cieca stupidità tifosa? Non ho dubbi: il Toro sopra tutto, sopra e davanti ad ogni cosa, anche, e so che qualcuno lo troverà ai limiti dell’ottusità ma non m’interessa, anche sopra la sensazione netta di essere presi in giro.
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1 Aprile, 2008
David Di Michele rappresenta molto bene l’assurdità della stagione che il Torino Fc sta conducendo. Tutti quest’estate ritenevano che il Torino potesse recitare un ruolo di primo piano, tentando magari il colpaccio-europa, qualcuno diceva anche che non era follia ipotizzare la Champions. Certamente previsioni esagerate, frutto del bel precampionato e della voglia di entusiasmo e di entusiasmarsi. E’ altrettanto certo però che questo campionato di sofferenza e incertezza è assolutamente al di sotto delle potenzialità della squadra. Una squadra assurda: agitata, umorale, bella e bruttissima nell’arco anche di una stessa azione, contraddittoria, insomma strana. Non voglio tirare le somme del campionato per carità, ma a 7 giornate dalla fine un’idea abbastanza precisa di questo gruppo di uomini me la sono fatta e credo che se questo gruppo di giocatori potesse giocare in condizioni mentali di serenità, cioè senza angosce di classifica, potrebbe dare molto molto di più. Queste condizioni però bisogna crearsele ed ecco la grande occasione: Toro - Empoli in casa, sulle ali dell’entusiasmo, con uno stadio presumibilmente pieno, eccetera eccetera. Leggo in questa chiave la partita contro l’Empoli: la possibilità di giocare le ultime 6 partite nelle migliori condizioni, provando a divertirsi e a divertire, confrontandosi anche con alcune delle migliori formazioni della serie A (Inter, Roma, Fiorentina per esempio) senza dover considerare questi scontri come ultime spiagge o partite della vita. Domenica assisteremo alla più difficile partita di questo torneo per il Toro, in palio oltre alla quasi certezza della salvezza c’è l’occasione per questi uomini tanto contradditori, di definirsi, di sbocciare e di dare un senso al progetto che li vede protagonisti.
Dalla fine della partita contro il Catania, ancora con gli occhi e il cuore pieni della gioia di David per il quinto centro in campionato, il suo gol più importante da quando veste il granata, della parata alla Fontana di Jimmy, dell’abbraccio finale di tutto il gruppo, ho iniziato a pensare subito all’Empoli e come me tutti i tifosi del Toro. Vi voglio dire una cosa: questa partita la devono vincere questi ragazzi, non importa che i toscani siano quasi all’ultima spiaggia, che ci sia stato il cambio di allenatore, che di solito il Toro ama complicarsi la vita, che a volte ci gettiamo la sfiga addosso da soli perchè iniziamo a pensare subito ai cataclismi che si abbattono su di noi in occasioni come questa e altre sfighe varie. E’ una partita inedita nel corso dell’era Cairo: vincendola per la prima volta in questi 3 anni il Toro può ritornare a giocare guardando avanti e non indietro. E’ una partita epocale. Tutti uniti, tutti insieme, facciamo sì che questi ragazzi la vincano.
FORZA TORO.
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10 Marzo, 2008
Con un gol di rapina di Simone Barone, il Toro centra la quinta vittoria di questo campionato 2007/2008. Simone è il diciassettesimo giocatore che va in gol della rosa a disposizione di Novellino. Un dato che deve far riflettere, perchè se è vero che il Toro il suo bomber da 15 gol a stagione non l’ha ancora trovato, è altrettanto vero che è la squadra della Serie A che ha mandato più calciatori a rete. Questo sarà lo spunto per un’analisi molto “numerica”.
Spesso per comprendere nel suo complesso l’andamento di una squadra, è necessario concentrarsi proprio sui freddi numeri: possono infatti consegnarci un quadro molto preciso della situazione, svelandoci magari il perchè dei risultati fin qui ottenuti. Ma andiamo con ordine, partendo dal tabellino:
- 5 VITTORIE
- 16 PAREGGI
- 6 SCONFITTE
- 30 GOL FATTI (quindicesimo attacco del campionato)
- 32 GOL SUBITI (sesta difesa del campionato, dietro alle prime 5 in classifica)
Appare evidente che il dato da migliorare sia l’attacco. Non c’è rapporto con la difesa, la sesta del torneo, meglio del Toro hanno fatto solo le corazzate. Quantomeno riequilibrare il rapporto gol fatti gol subiti, potrebbe significare veleggiare sempre più rapidamente verso acque ancora più tranquille di quelle raggiunte fino ad ora. Nell’ osservare questi numeri però, dobbiamo sottolineare che il dato relativo ai gol realòizzati, nasconde al suo interno un sotto-dato molto importante, e cioè quanti calciatori della rosa sono andati in gol: 17. Eccoli:
- 6 Rosina (Lazio, Reggina, Cagliari, Napoli (R), Reggina (R), Reggina (R))
- 4 DiMichele (Palermo, Palermo, Parma, Sampdoria (R))
- 3 Ventola (Reggina, Atalanta, Udinese)
- 3 Stellone (Reggina, Parma, Parma)
- 1 Vailatti (Lazio)
- 1 Recoba (Palermo)
- 1 Dellafiore (Siena)
- 1 Corini (Sampdoria)
- 1 Motta (Atalanta)
- 1 Malonga (Catania)
- 1 Lanna (Genoa)
- 1 Bottone (Livorno)
- 1 Grella (Fiorentina)
- 1 Diana (Palermo)
- 1 Natali (Parma)
- 1 Comotto (Sampdoria)
- 1 Barone (Atalanta)
Con il gol di Barone all’Atalanta, la squadra sorpassa il pur sempre impressionante quantitativo di pareggi [16], che sia un segno del destino…? Ad ogni modo ora c’è da preparare la ultra difficilissima trasferta a Cagliari, nella cara vecchia Ichnusa [antico nome della Sardegna, denominazione di origine greca dell’isola (Hyknusa o Icnussa, Ιχνουσσα) e cioè orma, la forma dell’isola vista dall’alto]. Il Cagliari non merita la classifica che ha e a Catagna di certo non meritava di perdere; quindi concentratissimi, solidi e determinati. Forza Toro, sempre…
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6 Febbraio, 2008
Finalmente. Non se ne poteva più di non vincere. Ho aspettato qualche giorno prima di scrivere le mie impressioni sulla vittoria al Granillo, perchè volevo far decantare l’entusiasmo e la cieca felicità per il risultato ottenuto. Avvessi scritto la sera stessa della partita o anche il giorno dopo, avrei rischiato di essere poco lucido ed esageratamente entusiasta. Allora: il Toro mi è piaciuto, non lo nego. E’ vero, abbiamo patito il primo quarto d’ora (soprattutto sulle fasce), ma pericoli veri non ne abbiamo corsi, a parte un bel colpo di testa di Cirillo di poco sopra la traversa. Poi siamo usciti noi, piano piano, ma gradatamente sempre di più. Dei rigori non parlo, non l’ho fatto quando ne abbiamo subiti di scandalosi e quindi non lo faccio per quelli che ci hanno concesso a Reggio. Secondo me ormai per quanto riguarda ciò che accade in area, siamo esclusivamente nelle mani del destino, del tempo, del fato, della divina provvidenza, di forze superiori e metafisiche, per cui a volte la si scampa e a volte no. Mi concentro sull’atteggiamento della squadra: ho visto più ordine, più tenacia e concretezza. Siamo a dire il vero ancora un po’ troppo fallosi. L’impeto va bene, ma va controllato, quindi in generale ho notato un innalzamento del tasso di grinta in campo. Sono contento dell’inserimento dei nuovi, Pisano e Diana, soprattutto il secondo mi è sembrato davvero convincente. Corini stava male, ma ha stretto i denti fin che ha potuto, Grella molto bene in quanto a determinazione, dovrebbe solo dosarla meglio. La difesa quasi perfetta, con Sereni come sempre inappuntabile e Natali e Di Loreto sempre più affiatati. Lazetic ha corso tanto e bene, sia davanti che in fase di ripiegamento, forse Motta un po’ incerto soprattutto all’inizio. Quando è entrato Comotto, a parte l’errore sul gol di Amoruso, si è vista una certa differenza. Rosina e Stellone: Alessandro-capitano ha segnato i suoi gol numero 30 e 31 in maglia granata, che ricordo essere così suddivisi:
- 12 in B nella stagione 2005/2006
- 9 in A nella stagione 2006/2007
- 6 nella stagione in corso
- 4 in Coppa Italia.
Iniziano ad essere numeri importanti per il Piccolo Grande Uomo, rigenerato dalle cure calabre. Per quanto riguarda Roberto sono davvero contento per lui. Ripercorriamo anche nel suo caso, la sua carriera granata in termini realizzativi:
- 7 in B nella stagione 2005/2006
- 4 in A nella stagione 2006/2007
- 1 nella stagione in corso
Quindi lo Stellone-granata arriva al suo centro numero 12. E’ vero ci si aspettava di più da lui, ma questo gol potrebbe aprire degli scenari totalmente inaspettati e impossibili da preventivare, soprattutto visto che Roberto è stato sul mercato, anche se la dirigenza nega, quasi fino alla chiusura della sessione di gennaio. Stellone ha grandi qualità, non per nulla il primo a rallegrarsi della sua permanenza in granata, è stato Novellino. Se non subirà altri malanni e guai fisici, francamente troppi in questi anni al Toro, credo che dovremo spesso aggiornare il suo tabellino…
Ora il Palermo, concentrati e concreti. Forza ragazzi…
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28 Gennaio, 2008
Al momento dell’uscita dal campo del “signore” [si noti la s minuscola] qui accanto, tutta la panchina granata gli ha vomitato addosso quello che dalla notte del tradimento, tutti pensiamo di lui. Il più scatenato era Jimmy Fontana, che lo ha accusato di avere usato il Toro per tirare su il prezzo e strappare qualche altro migliaio di euro. La gente sugli spalti si abbracciava come ad un gol. Mi ha impressionato. Anche io ero in visibilio, neanche avessi visto Rosina scartarsene cinque e battere Ballotta sotto le gambe!!! Anche questo è il Toro: il suo onore vale molto più di un gol. Certo in questo momento di carestia di gol e risultati, qualcuno potrebbe storcere il naso e dire: chi se ne frega di Bianchi, abbiamo bisogno di punti!!! E verò, ma quelli arriveranno, ne sono certo. Ieri era più importante fare capire al signorino e a chi lo ha “sconsigliato”, che ha fatto il più grave errore della sua vita professionale. “Che mi fischino pure” aveva detto spocchioso alla vigilia. Eccoti servito presuntuosello.
Bianchi doveva essere espulso immediatamente, al primo fallaccio su Lazatic. Invece è stato graziato dall’arbitro, ma non dai suoi neuroni: come puoi pensare, che dopo quel fallo, dopo che tutti gli avversari ti sono venuti incontro per chiederti se ci fossi con la testa senza per altro che uno dico uno dei tuoi compagni ti difendesse, di cavartela ancora? La Maratona, l’Olimpico, tutto il popolo granata l’ha espulso. Questa nuova generazione di calciatori francamente insopportabile, ieri pomeriggio ha subito una dura lezione. Questo discorso vale, chi più chi meno, chi quasi niente, per molti giocatori del nostro campionato: al primo acciacco saltano due o tre partite, hanno quasi tutti i capelli oleosi [ma chi gli lecca la testa prima di entrare in campo, una mucca?], per non parlare di quelle cordicine-cerchietti che tanto non servono a niente perchè è più il tempo che passano a sistemarseli che a correre. Prima fanno segno pubblicamente che hanno segnato 15 gol e che quindi possono andarsene visto che hanno fatto il minimo indispensabile pattuito e poi inscenano una pantomima per due settimane fino a giurare amore eterno a chi avevano appena abbandonato, perchè si sono sacrificati ad accettare 4 milioni di euro l’anno per altri 4 anni…in effetti capisco che sia dura…Si svegliano a stagione in corso, dopo aver firmato un contratto chiaro e inequivocabile, con una sola idea fissa in testa, anche perchè troppi pensieri contemporaneamente potrebbero risultare fatali: voglio l’INGAGGIO TOP. E fino a quando non lo ottengono, minacciano di lasciare la squadra tanto amata e che non abbandonerebbero mai. E certo, basta rifargli il contratto…Esultano come delle scimmie ammaestrate, fanno i trenini, si ciuciano il dito, sembrano posseduti dal diavolo, fanno il segno di essere fuori di testa (forse l’unica esultanza correttamente autoreferenziale), imitano lo squartamento della gola, lo sparo della mitragliatrice, il colpo di pistola e mi fermo qui. Ma basta. Non pretendo di vedere emuli di Beckenbauer giocare fasciati per 120 minuti senza scenate e piagnistei [vedi Cassano], ma un minimo di decenza in più i tifosi la meritano eccome, dopo tutto lo schifo che il sistema calcio tutto ci ha riservato in questi anni.
Ultime tre annotazioni:
- il punticino di ieri quantomeno ci toglie formalmente dal terzetto delle peggiori. Forza e coraggio, non ho visto un brutto Toro, tutt’altro. Ricordo solo con modestia e rispetto, che nel giuoco del football, vince chi riesce a scagliare la sfera all’interno della porta…
- invece di stupirci e rammaricarci che il Presidente della Lazio venga fatto oggetto di fischi e insulti addirittura dal “sabaudo” pubblico della tribuna, stupiamoci che un soggetto del genere continui a spacciarsi per moralizzatore della sua società e del calcio in generale. Mamma mia come siamo messi.
- L’ultimo pensiero è per “l’isterico-bergamasco-ho solo scelto per il bene della mia carriera”: grazie di non avere scelto il Toro Rolanduccio, ieri abbiamo capito che saresti stato un grande errore e che quella maglia non la meriti come giocatore e soprattutto come uomo…
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24 Gennaio, 2008
Inizio ad essere sconcertato e abbattutto. Evito di leggere le notizie che riguardano il Toro, altrimenti il mio equilibrio mentale se ne parte per le verdi valli…evitarle comunque è operazione alquanto complicata. I giornali non posso non leggerli a causa del lavoro che mi sono scelto, internet figuriamoci, ormai sono on line anche quando dormo. Il risultato è ovviamente una grande confusione: ho sempre pensato che le notizie sul mondo del calcio pubblicate prima solo dai giornali, sportivi e generalisti, poi con l’avvento della rete, praticamente da chiunque, fossero il frutto di fonti non meglio precisate, di sentito dire, di orecchie allungate, bisbigli ecc. Mi riferisco ovviamente alle notizie sulle trattative, sugli spogliatoi spaccati, sui litigi fra dirigenti e giocatori, sul “palazzo”, insomma alle notizie che riguardano quel mondo poco verificabile che è il calcio fuori dal campo, ma che “alcuni eletti” ritengono di conoscere nei dettagli, grazie alle loro aderenze e al fatto che sono nell’ambiente. Per carità anche il rettangolo verde a volte è indecifrabile, nonostante 800 telecamere piazzate ormai ovunque negli stadi, ma questa è un’ altra storia…
Mi sono pesantemente stufato del clima che si respira intorno al “Dio Pallo”. Le cose vanno bene per la società X? E’ evidente che lo staff dirigenziale ha lavorato bene, investendo sui giocatori giusti, rafforzando il vivaio, creando una struttura forte e snella. La stessa società X perde 3 partite di fila? Ecco che la stagione d’incanto diventa fallimentare, quegli stessi investimenti decantati un mese prima, hanno assunto ora le sembianze di miopi e poco lungimiranti scelte. Quindi quello stesso gruppo di lavoro prima unito e perfetto, litiga ad ogni riunione, rimbalzandosi responsabilità e colpe, la squadra? una polveriera, giocatori in partenza e allenatore in discussione. Volete un esempio pratico che esuli dal Toro? Eccolo servito: la Fiorentina dei fratelli Della Valle. Diego che prima attacca Berlusconi a Porta a Porta [ricordate lo scontro con il Cavaliere sull’andamento dell’Italia?] e poi si rivolge con il fratello Andrea a Innocenzo Mazzini e Luciano Moggi per salvare la sua Fiorentina sotto schiaffo dalla serie B [alla fine dell’articolo le intercettazioni proprio su questo specifico caso, giusto per essere precisi ndr]. Ma questo è un paese senza memoria e il calcio è lo sport con meno senso della storia che esista: era la stagione 2004/2005, la Fiorentina si salva per il rotto della cuffia, la Fiorentina di Miccoli e Maresca, che doveva fare chissà quale stagione…Ora i viola sono una società dalle grandissime prospettive, la Champions obbiettivo minimo, sul mercato con le disponibilità finanziarie di Mr Tod’s può permettersi grandi giocatori. Nulla da eccepire, lunga vita alla Fiorentina e ai Della Valle, che stimo al di là della vicenda calciopoli dove perse l’occasione di rappresentare veramente il vento nuovo del calcio italiano cedendo ai ricatti. Per altro, nonostante Mutu, da sempre simpatizzo per la Fiorentina, la meno colpevole in calciopoli. Ma il punto è: ci vogliamo rendere conto di quanto l’informazione calcistica sia ridicola? Ora La Stampa sta facendo la guerra, neanche tanto sottilmente, a Cairo e al Torino Fc. Articoli taglienti, critiche pesanti, finanche una certa boria nell’analizzare il momentaccio granata. Anche in questo caso v’invito a leggere cosa scrivevano gli stessi giornalisti in estate o a campionato appena iniziato, sintetizzando: il Torino è rivoluzionato, quest’anno tutta un’altra musica e un’altra aria, grandi i colpi di Cairo sul mercato che soffia Di Michele al Parma, Grella e Corini alla Roma, riscatta alla grande Comotto battendo alle buste sempre la Roma, brucia tutti sul tempo per Natali, straordinaria la scelta di affidare la squadra ad un cuore Toro come Novellino e potrei andare avanti ancora… Qui non si discute il sacrosanto diritto di criticare, analizzare le cose, approfondire i temi e via discorrendo, si discute sul fare bene il proprio mestiere. Non sto difendendo tout court l’operato dello staff granata, gli errori sono stati commessi e a questi sbagli va posto rimedio. Dico che non mi abbandonerò mai alla banalità del sentito dire e alla superficialità del virgolettato. Ma chi sei per sapere certe cose? Di Michele ti ha detto in faccia che vuole essere ceduto? Comotto aspettava il suo turno per sfogarsi sul lettino dello pscicologo-giornalista e spiattelarti che non ha legato con i compagni nuovi arrivati in questa stagione? Fino ad ora non ho citato l’altra squadra di Torino perchè altrimenti non mi stacco più da pc, ma mi chiedo: come mai i sentito dire e le voci di quello spogliatoio non escono mai? Negli ultimi anni ne ho sentite di tutti i colori, questo che si picchia con quello, sputi, insulti, inimicizie, odi e clan…Ma smettiaola!!! O vale per tutti o niente. Fai male il tuo lavoro quando si tratta del Toro, mentre dall’altra parte tutto tace e tutti vanno d’accordo e non è vero che Deschamp e Blanc si sono piacchiati al momento dell’esonero del tecnico francese…
Ma finiamola di fare i gornalisti senza esserlo nella realtà. Il giornalismo è lavoro di divulgazione. So una cosa, la racconto alla gente che altrimenti non avrebbe questa informazione, vera, verificata, non frutto di sensazioni, clima che si respira o arie pesanti varie. In crisi se mai è il mondo dell’informazione, ovviamente non solo sportiva, annientato dalla varietà che offre la rete [anche in questo caso comunque bisognerebbe capire quanto di buono questa varietà abbia portarto, ma anche questo è un altro tema], ma pure ferito a morte dall’inettitudine di certi avventurieri riempispazi. Basta. Non mi metto sul piedistallo, ho pagato le mie scelte, e certi miei colleghi lo sanno, la vicenda di Rete7 sta lì a testimoniarlo. Un giorno parlerò anche di quell’allontanamento, ma oggi era ed è più importante farmi sentire su questa situazione di insopportabili attacchi al Toro e a chi lo gestisce. Cairo merita profondo rispetto, mi limito a questo perchè semplicemente appartiene al mondo dei pazzi pensare che non stia facendo il bene del Toro, anche quando sbaglia.
Basta. Sono stanco di questo andazzo, al quale contribuiamo dando credito al solito schizzofrenico modo di fare informazione: oggi Leoni, domani Coglioni.
Riflettiamoci.
Ah, FORZA TORO SEMPRE.
—————————————————————————————————————————
COME SEGNALATO DURANTE L’ARTICOLO, ECCO QUI DI SEGUITO I VERBALI AI QUALI FACEVO RIFERIMENTO:
Mazzini al patron viola: le nostre pedine
funzionano sempre, l’operazione chirurgica è stata perfetta
Della Valle:
“Siamo sotto schiaffo”
Moggi:
“Tranquillo, ti salviamo”
Diego: ma io più che prendere un caffè con certa gente
che posso fare? Luciano: prendici un cappuccino…
DIEGO e Andrea Della Valle volevano cambiare il calcio mandando a casa Franco Carraro e Adriano Galliani. Piano fallito e capiscono che per evitare la serie B devono arrendersi al clan Moggi. Il 21 aprile 2005 Andrea apre la trattativa. Innocenzo Mazzini è l’uomo giusto.
Andrea Della Valle: “Sono preoccupato non riesco a capire l’accanimento degli arbitri verso di noi, questi killer così professionali che ti fanno capire tutto…”
Mazzini: “Il problema è che quelli che comandano non hanno nessuna simpatia per voi, volete fare la guerra ma non so come la potete fare. Dimmi cosa posso fare io”.
In una successiva telefonata Mazzini e il dg della Fiorentina, Mencucci, si accordano sulla strategia.
Mazzini: “Diego Della Valle viene a Coverciano in una stanzina riservata e gli dice: “Caro Paolo Bergamo guarda che noi forse abbiamo sbagliato però siamo la Fiorentina, siamo i Della Valle, siamo persone perbene, da voi, noi vorremmo essere tutelati”.
Quando tu hai fatto questo basta e m’avanza, però se non lo fai ti vanno in c…. Io non ho da dirti altro. Caro buco, gli dici al tuo capo, ti telefonerà tizio… ”
Mencucci: “Siamo disposti a fare un patto d’onore che noi non incideremo per cambiamenti nel mondo del calcio”.
Per Bologna-Fiorentina viene designato Bertini, la partita finisce 0-0. Mazzini fa una battuta a Mencucci. “Vi cerca l’ufficio indagini….”. Poi i viola vengono sconfitti dal Milan e De Santis non aiuta.
Moggi: “L’arbitro vi ha fatto un c…, così ma noi abbiamo fatto casino per voi”.
Della Valle: “Siamo sotto schiaffo, con certa gente più che prenderci un caffè che posso fare?”
Moggi: “Prendici un cappuccino, ti devi incazzare, una scrollatina a settimana”.
Della Valle: “Ma lo facciamo in privato o no?”
Moggi: “Sì, ma pensiamo a salvà la Fiorentina”.
Poi sempre la stessa sera Diego Della Valle chiama Bergamo.
Della Valle: “Non l’ho mai chiamata prima, non conoscendola, perché non sapevo neanche che uno potesse alzare il telefono e chiamarla. Più di una volta abbiamo avuto la voglia di capire un po’ certe cose ma non l’ho mai fatto solo per quello, altrimenti avrei chiamato anche prima, insomma…”.
L’iniziativa di Diego Della Valle in teoria funziona: la Fiorentina vince in casa del Chievo 2-1.
Mazzini: “Ti lamenti ancora?”
Mencucci: “Ho imparato, eccome se ho imparato”.
Mazzini: “Quando ci si affida a noi… Diglielo ai tuoi amici”.
Il 14 maggio il grande incontro: pranzo in un ristorante alle porte di Firenze tra Diego Della Valle, Mencucci, Bergamo e Mazzini. Alla fine, dopo i saluti, mano ai cellulari. Mencucci chiama Mazzini: “Alla grande, meglio di così non poteva andare. Lui di fare il paladino dei poveri s’è bello e rotto i c…, te lo dico io”.
Bergamo chiama la segretaria Maria Grazia Fazi: “Se sono vere il 50% delle cose che mi hanno promesso stiamo a cavallo”.
Il meccanismo s’inceppa il 22 maggio: la Fiorentina pareggia 1-1 con la Lazio e l’arbitro Rosetti non vede un fallo di mano in area di Zauri. Decisiva l’ultima giornata: il Parma non deve vincere a Lecce. Mazzini e Bergamo mandano l’arbitro più affidabile: De Santis.
Mazzini: “Se retrocedono succede un casino…”
Della Valle: “Mi raccomando…”
Moggi: “Ci pensiamo noi a salvarti, se lottiamo ce la facciamo”.
Bergamo: “Massimo, (De Santis) è tutto a posto?”
De Santis: “Ho parlato con i guardalinee gli ho spiegato un po’ velatamente le cose, ci mettiamo in mezzo noi”.
Bergamo: “L’importante è che tu vinca”.
La Fiorentina batte il Brescia 3-0 e il Lecce ferma il Parma sul 3-3.
Mazzini: “I cavalli boni vengono sempre fori. Le nostre pedine funzionano sempre, l’operazione chirurgica è stata perfetta”.
Della Valle: “Certi errori non li faremo più”.
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14 Gennaio, 2008
Mister c’è bisogno di te. Nel caos totale in cui versa il mondo Toro, mi è capitato di sentire anche la seguente considerazione:”…d’altronde se le cose vanno male, è colpa di Novellino. A Genova vinceva solo perchè Flachi pippava…”. Ma per cortesia! Che Novellino abbia fatto e stia facendo degli errori, possiamo anche essere d’accordo, ma non esageriamo. Non mi metterò qui ad analizzare la carriera di un allenatore che ha poco da dimostrare ormai, un allenatore che merita una Grande, che merita certi palcoscenici e che questi palcoscenici se li vuore guadagnare con la sua Grande del cuore: il Toro. C’è bisogno di Novellino a tutti i livelli:
A] Rapporto con la società: è lui che allena e pertanto si devono prendere i giocatori che servono a lui, per il suo progetto di gioco, per la sua mentalità. Se c’è un aspetto che più di tutti mi dispiace che Novellino non sia ancora riuscito a inculcare alla squadra, è proprio la sua mentalità: grinta, coraggio, occhi di fuoco, tanta voglia di pedalare e cuore grande, grande, grande.
B] Rapporto con la squadra: leggi sopra per quanto riguarda la mentalità. Per il resto sono irritato da chi s’interroga se abbia fatto bene o male l’allenatore a gettare la croce sulla squadra dopo quella porcata di partita che hanno prodotto i suoi giocatori contro il Livorno. Ma non scherziamo nemmeno. Non si può andare in campo in quel modo. Qui Novellino, su questo punto, deve intervenire drasticamente. Scelga lui come e quando [meglio prima che dopo ndr], ma lo faccia nel profondo dello spogliatoio, con fermezza.
C] Rapporto con i tifosi: la gente del Toro non ne può più. Non di soffrire, a quello è abituata. Non ne può più di non vedere il TORO. L’ultimo TORO vero, furente, agitato, unico, indomabile è datato domenica 11 giugno 2006, lo possono testimoniare 60.000 cuori…
Ricette non ne abbiamo in questo aricolo, d’altronde non sono io a dover consegnare ai ragazzi il bugiardino su come si passa la palla o si tira. Le soluzioni devono essere trovate nel proprio orgoglio di uomo, prima che di professionista, anche perchè il concetto di professionismo tanto sbandierato dai calciatori, è qualcosa che va molto al di là di arrivare in orario al campo.
Sveglia.
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3 Dicembre, 2007
Scrivo di getto. Ieri sera uscendo dallo stadio, ero sfinito. Non ne potevo più ed intorno a me le stesse facce, le stesse espressioni, gli stessi umori. Anche le frasi che sentivo erano uguali a quelle che dicevo ai miei compagni di stadio. Una bella dormita e avrei, come tutti, archiviato anche il nono pareggio della stagione. Invece pensavo e ripensavo alla mia delusione, alla mia amarezza e ai volti visti fuori dall’Olimpico: in realtà qualcosa non quadrava nelle mie riflessioni, perchè in effetti, nonostante tutto, conservo una certa fiducia, la stessa che poco prima di addormentarmi, ha invaso il mio cuore granata. Alcuni, maligni, potrebbero dire:”…se non hai fiducia tu che sei del Toro, tu che ti sottoponi a sofferenze continue e pscicodrammi vari….”. Vero, ma solo in parte. Perchè questa fiducia è più concreta, la fondo su un po’ di cose che piano piano si stanno mettendo a posto:
- Novellino, l’ayatollah del 4-4-2, si è trovato, compresa quella di ieri sera, a giocare partite sempre con formazioni, uomini, metodi e moduli diversi. Questa cosa sta finendo.
- Il Toro pareggia e fin lì siamo tutti d’accordo, ma vediamo il bicchiere mezzo pieno: quantomeno siamo difficili da battere.
- Lanna: non solo ha segnato, ma sta venendo fuori il giocatore che Novellino e i tifosi si aspettavano. Intelligente, con senso della posizione, sicuro e propositivo in avanti. Già contro l’Empoli si era segnalato come uno dei migliori. Vai Salvatore. E poi è un amico, da tempi per altro non sospetti, cioè dalla prima stagione del Chievo in Serie A. Ritengo che lui sia una pedina fondamentale, per far crescere bene Rubin e perchè di giocatori con la sua sensibilità e duttilità tattica in giro non so quanti siano a disposizione.
- Recoba-Rosina-Redavid: chi li ha definiti “I 3 Tenori”, merita una multa per cattivo gusto. A parte i soprannomi, che giochino e tanto, quindi benvenuta Coppa Italia. Hanno bisogno di trovarsi, capirsi, equilibrarsi, connettersi.
- Ultimo punto: il processo di costruzione di un collettivo come si deve, passa attraverso molte fasi. Il Toro è ora impegnato a conoscersi. Vero che forse un po’ più di “cattiveria” non guasterebbe, ma le squadre si basano sulla continuità spalmata ad ogni livello, quindi di risultati, di gioco, di conoscenza del gruppo, di convinzione in se stessi e nei propi mezzi.
In questo quadro, Recoba che esce incazzato è un buon segno. Domenica c’è l’Inter ed io, a differenza di molti che dicono che non sono queste le partite dove bisogna dimostrare questo o quello, dico che invece a Milano si va per fare il TORO prima di ogni altra cosa e poi se, come tutti i pronostici annunciano, dovessimo prenderle di santa ragione, dovremo anche noi battere le mani ai nostri avversari. Ma della Fiorentina e del Terzo Tempo ne parlerò in un articolo dedicato.
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